lunedì 2 agosto 2010

I concerti-madre di Patti Smith


L'artista statunitense Patti Smith, poetessa, cantante, musicista e pittrice, si è esibita sabato scorso (31 luglio) a Civitanova Marche. Una delle tante tappe del suo tour We shall live again. Un titolo, questo, che prende spunto da una sua canzone, "Ghost dance" del 1978, che tratta dello sterminio delle popolazioni indigene d'America nei secoli dell'invasione europea.

Ogni concerto di Patti Smith è rigenerante, materno. Ti coccola e allo stesso tempo ti svela la meschinità di quanto ci circonda. Ma non tutto si esaurisce in quel pantano di guerre, potere ed egoismi che le parole e la musica di Patti Smith descrivono. "We shall live again". C'è una "resurrezione" che passa attraverso l'arte, la poesia, il rock e l'amore. Soprattutto, come spesso ripete lei stessa nei suoi concerti, bisogna essere forti e ribellarsi; usare la propria testa e il proprio cuore. Il suo è un richiamo al coraggio. Quello che ha avuto lei stessa quando, appena ventenne e già madre, è scappata dalla provincia e si è rifugiata a New York. Ha dormito per mesi tra metropolitane e parchi vivendo alla giornata, con qualche poesia e qualche lavoro in libreria. Fino all'incontro con un giovane e non ancora affermato Mapplethorpe e tutti gli artisti newyorkesi della fine degli Anni 60 e l'inizio dei 70. Il coraggio, insomma, di essere liberi, di tentare di opporsi al sistema e di essere "outside of society" come ha scritto in Rock 'n roll nigger.

Da molti anni seguo Patti Smith nelle sue peregrinazioni italiane e nella sua evoluzione artistica. I suoi ultimi album sono molto diversi da quelli iniziali e non sempre mantengono quella potenza e quella innovazione che hanno contraddistinto i primi venti - venticinque anni di produzione di Patti Smith. La sua voce, però, sembra migliorare nell'invecchiamento, proprio come il vino. E' sempre più pulita e precisa. Raggiunge tonalità molto profonde e cupe, quasi inusuali per una voce femminile. Garantisce una espressività fatta di vocalizzi mai banali e ripetitivi, volumi sempre diversificati per sottolineare il testo e un'intonazione sempre impeccabile. Una voce potente che cresce in sensibilità. (Una nota di non poco merito se si contano tutti i Grandi sfiatati...).

Sarò di parte, ma il mio consiglio è di non perdere nulla di questa donna, cantante e artista, che molto ha dato e continua a dare all'arte e al benessere di tutti noi. Lo fa in un modo discreto, senza troppe copertine e interviste, senza enfasi sul suo lavoro o sugli anni '70, senza considerarsi una diva, nè un mito, nè un'eroina. Sempre nei suoi panni comodi, ma senza più tante giacche di pelle, forse un po' vecchie per la sua età!

giovedì 24 giugno 2010

Associazione Nazionale Partigiani d'Italia


Inizia oggi ad Ancona la seconda festa nazionale dell'Anpi e durerà fino a domenica 27 giugno. La stupenda Mole Vanvitelliana ospiterà artisti, forum, incontri, presentazioni di libri, concerti e spettacoli teatrali.
Ma perché proprio Ancona? I motivi sono molti.
Iniziamo con quanto ha detto il presidente regionale dell'Anpi Nazzareno Re. «C'erano diverse città sicuramente più autorevoli della nostra ad essere candidate - ha spiegato - ma la scelta è caduta sulla nostra regione perché è stata la prima a promuovere le nuove iscrizioni, e ormai la percentuale di non partigiani ha raggiunto la quota del 90%».
Di questo, il merito è di Emiliano Ferretti, nome di battaglia 'Ferro'. Comandante partigiano morto nel 2007 che prima di altri capì l'importanza di fare entrare i giovani nell'associazione. Ora, infatti, ad andare nelle scuole medie e superiori marchigiane per parlare di Resistenza trovate molti giovani al fianco dei partigiani rimasti.

Questo è il motivo ufficiale. Ma vorrei ricordare che questa città è stata ribattezzata città-rossa da Mussolini che, proprio per questo carattere ribelle, inviò ad Ancona squadre speciali e le inflisse segni architettonici indelebili (vedi il passetto che ha la forma dell'aquila o il fascio littorio affisso sulla parete rocciosa a destra del porto, sotto San Ciriaco).
Dall'Ancona anarchica di Malatesta partì la settimana rossa. Pochi anni dopo, durante il biennio rosso, la rivolta dei bersaglieri che si rifiutavano di andare in guerra in Albania fu sostenuta da tutta la popolazione. Durante il ventennio, la città ha dimostrato più volte la sua repulsione verso il regime. E, per i lutti e i danni causati dai bombardamenti degli alleati (solo 300 persone sono morte dentro un rifugio!), Ancona ha avuto la medaglia d'oro al valore civile.

Certo, ora la città è cambiata. Ma il suo carattere insofferente e ribelle resta. Forse è per come è fatta e forse è anche grazie al suo porto che le fa vivere situazioni di sofferenza, lontane dal perbenismo e dalla legalità ottusa. Forse è anche per la sua fusione con quello spirito greco e balcanico, duro, scettico, ma anche libero.

Dirsi antifascisti, membri dell'Anpi e parlare di Resistenza non è fuori dal tempo e dalla realtà. Quelle sono le nostre radici che in momenti bui come questi dovremmo non perdere.

Prendiamo la libertà di stampa così messa a dura prova dagli attacchi continui del potere. La Resistenza e l'antifascismo (che durò per tutto il Ventennio) ci testimoniano qualcosa di importante. Qualcosa che vidi scritto su un muro in America Latina: I diritti non si mendicano, si strappano.
La stampa clandestina, la circolazione di materiale contro il regime e la libertà di pensiero non furono cancellati totalmente dal fascismo. Continuarono a esistere, ma le persone che le mantennero in vita rischiarono per primi la loro pelle, la loro libertà e il loro futuro.
Non mi interessa definire quanto sia fascista il potere attuale, quanto sia una dittatura l'Italia in cui viviamo....mi interessa ricordare da dove veniamo. Non bastano scioperi e manifestazioni. L'antifascismo ci dimostra che si può fare anche dell'altro. I giornalisti oggi possono pubblicare libri per liberare gli editori dei giornali dal pericolo di incorrere nelle multe salatissime previste dal ddl sulle intercettazioni e possono addirittura pubblicare evitando le Case editrici tradizionali, attraverso siti come ilmiolibro.it o melostampo.it.
Certo che la situazione è grave e che gli espedienti non possono né giustificarla né legittimarla. Ma basta piangerci addosso. Prendiamoci i diritti. Alla fine resterà solo una domanda: se un paese che costringe le persone a ricorrere a degli espedienti per raccontare la realtà sia davvero democratico. Ma è un problema di definizione. Ora come ora è importante prendere atto del fatto che i diritti non possano calare dall'alto. Dobbiamo prendercerli e rischiare. Come è scritto sul Conte di Montecristo "Resistere è già vincere".

venerdì 11 giugno 2010

Lutto

Ieri il Senato ha approvato il ddl sulle intercettazioni.
Anche questo piccolo spazio si unisce al 'lutto' di stampa e magistratura. Un lutto che spero diventi protesta molto ampia e duratura. Soprattutto, quotidiana.

Il ddl di cui si parla da molto tempo è scandaloso e incoerente. Infatti, quello stesso governo che propone, per chiarezza e rispetto dei cittadini, di mettere i compensi dei giornalisti nei titoli di coda dei programmi Tv, poi, per rispetto dei suoi affari, vieta di fare conoscere alla giustizia e alle persone i grandi abusi di potere, corrotto e mafioso, che questo paese subisce.

Se siamo arrivati a questo punto, è anche responsabilità nostra: i cittadini e i giornalisti dovevano fare qualcosa per impedire il progredire di questo tipo di sistema. Non ci siamo riusciti? o forse non lo abbiamo fatto bene e nel modo giusto? Allo stesso tempo, è totalmente responsabilità nostra fare in modo che lo scempio di questa democrazia non vada avanti. Cos'altro devono farci, per capirlo e agire?

lunedì 7 giugno 2010

Lezione di geografia


Oggi, a pagina 6 del quotidiano "La Stampa" c'era un articolo sul negoziato tra Fiat e sindacati per la produzione della Panda a Pomigliano D'Arco (Na).
I lettori mi perdoneranno se in questo post non parlo della questione Fiat, ma di un argomento forse più stupido, ma a mio avviso altrettanto significativo.
A pagina 6, infatti, c'è anche un bel grafico a supporto dell'articolo. C'è una cartina d'Italia in cui sono segnati i confini delle regioni e quelle in cui si trovano impianti Fiat sono evidenziate. Viene menzionata la città in cui c'è lo stabilimento del Lingotto con tanto di provincia di appartenenza.
Scorro le varie regioni, città, province e poi qualcosa non mi torna. Ad un certo punto leggo, infatti, che a Val di Sangro, in provincia di Chieti, si produce il Nuovo Ducato. Ma secondo "La Stampa" Val di Sangro, in provincia di Chieti, sta nelle Marche. Poi però, la regione colorata nella cartina è quella giusta: l'Abruzzo.
E visto che ogni tanto si parla di abolizione e nascita delle province, vorrei proprio dedicare questo post a tutti quelli che non solo non conoscono la geografia, ma che non sono neanche colti dal dubbio di dovere controllare. Almeno su Wikipedia.....

Allora, ricominciamo. Le Marche è una regione dell'Italia centrale. Confina a nord con l'Emilia-Romagna e la Repubblica di San Marino; a ovest con Toscana, Umbria e Lazio; a sud con l'Abruzzo e a est è interamente bagnata dal mare Adriatico.
Il capoluogo è Ancona, il cui nome deriva dal greco e significa "gomito". Infatti, se si guarda la cartina, il punto su cui sorge Ancona, ai piedi del monte Conero, sembra proprio un gomito.
Le province sono: a nord Pesaro-Urbino; al centro Ancona; più sotto Macerata; Fermo e Ascoli Piceno. Non sono molti i marchigiani, poco più di un milione e mezzo di anime. In compenso, è la Regione d'Italia con il più alto numero di teatri. Non solo, le Marche contiene più teatri di tutti quelli che le altre regioni italiane possono mettere insieme.
La regione soddisfa tutti, avendo montagne su cui si può sciare, colline sui cui passare delle belle giornate di riposo, pianura per le città più popolate e mare in cui nuotare. Lo stemma mostra un picchio, che è parte della M di Marche, appunto.
La regione ha avuto un passato sotto lo stato Vaticano (nessuno è perfetto!) ed è per questo, si dice, che non ci siano mezze misure tra il popolo marchigiano: o clericali o anarchici. La Resistenza marchigiana è stata, infatti, una delle più attive e la più importante dell'Italia centrale, pur essendo a volte scollegata al suo interno, a causa della morfologia del territorio che rendeva ostico il collegamento tra i vari grupp.
Attualmente è retta dal Pd di Gian Mario Spacca, ma è l'unica regione in cui le tre sinistre (Rifondazione Comunista, Comunisti italiani, Sinistra ecologia libertà) si sono presentate unite raggiungendo il 7,2% alle scorse elezioni.
Tanti sono i personaggi noti nati in questa terra e io potrei continuare all'infinito a parlare delle mie Marche. Ma mi fermo qui. Il succo di tutto questo post erano:
1) la ricollocazione di Val di Sangro nell'apposita regione;
2) il suggerimento a tutti i dubbiosi, che evidentemente non hanno figli alle scuole elementari che girano per casa recitando a memoria le province d'Italia, di controllare e di dubitare della propria sapienza!

lunedì 31 maggio 2010

Israele uccide chi porta aiuto a Gaza




Questo è il video dell'azione della marina israeliana contro il convoglio della Freedom Flotilla, avvenuta all'alba di oggi in acque internazionali davanti alla Striscia di Gaza.
La nave stava andando verso la Striscia per portare aiuti umanitari alla popolazione, sotto embrago da 4 anni.
I militari israeliani si sono abbassati sopra le navi e hanno sparato: le vittime sono almeno 19, ma il numero sembra salire in questo momento a 25.

Inoltre, lo stesso esercito israeliano ha ammesso di avere attaccato a 70-80 miglia dalla costa, trasgredendo quindi gli accordi di Oslo del 1993 che consentono a Israele il controllo entro le 20 miglia. Secondo le ong, dunque, l'assalto in acque internazionali è illegale.

Il dato più grave è che Israele continua a uccidere. Anche persone pacifiche che portano aiuti umanitari. Il caso forse più conosciuto è quello di Rachel Corrie, la ragazza statunitense schiacciata dai bulldozer israeliani il 16 marzo 2003, mentre cercava di opporsi insieme ad altri attivisti alla demolizione di edifici e case a Rafah.

Il boicottaggio può essere una delle tante forme di opposizione alla politica israeliana di occupazione e guerra.

Lo scorso anno, il Pesaro Film Festival dedicò una sezione al cinema israeliano. L'evento suscitò la reazione di molti gruppi politici, locali e non, che lanciarono il boicottaggio della mostra.
Pochi giorni fa, Coop e Conad hanno annunciato di sospendere la commercializzazione dei prodotti provenienti dalle colonie istraeliane nei territori palestinesi occupati. Questa decisione è nata dalla denuncia che hanno fatto alcuni soci e attivisti della coalizione italiana contro Carmel-Agrexco, il più grande esportatore istraeliano di prodotti agricoli (esporta il 60-70% dei prodotti dalle colonie). L'Agrexco è un'azienda per metà di proprietà dello Stato di Israele che commercializza prodotti ortofrutticoli. L'accusa che le viene mossa contro è di legare i suoi affari all'economia dell'occupazione.

Oggi alle 17 in piazza S. Marco a Roma ci sarà una manifestazione di protesta contro gli attacchi militari di Israele.


Ecco una poesia di Rachel Corrie.


La Terra è ricolma di paradiso


Rachel Corrie *

2003

Questo è un momento perfetto
è un momento perfetto per molte ragioni
ma soprattutto perché tu ed io
ci stiamo svegliando
dalla nostra complicità sonnambula, tonta, ciucciadito
con i maestri dell'illusione e della distruzione.

Grazie a loro, da cui fluiscono queste benedizioni dolorose,
ci stiamo svegliando.

Le loro guerre e torture,
i loro diavoli e confini,
estinzioni di specie
e malattie nuove di zecca,
il loro spiare e mentire
in nome del padre,
sterilizzando semi
e brevettando l'acqua,
rubando i nostri sogni e
cambiando i nostri nomi,
i loro brillanti spot pubblicitari,
le loro continue prove generali
per la fine del mondo.

Grazie a loro da cui fluiscono queste benedizioni dolorose,
ci stiamo svegliando.

Grazie a loro, da cui trasudano questi spaventosi insegnamenti,
ci stiamo svegliando.

Le loro dolorose benedizioni
stanno squarciando
quell'allucinazione di massa
amara e raggrinzita
erroneamente chiamata realtà.

Cominciano ad arrivare a valanga
notizie sull'autentica casa dell'anima,
infiltrandosi nei nostri sogni ad occhi aperti
sempre più lucidi.

L'eternità selvaggia matura e succosa
ci inonda.

I nostri alleati
dall'altra parte del velo
ci raggiungono a sciame.

Ci stiamo svegliando.

E come il cielo e la terra si incontrano,
come il sogno e la veglia si mescolano,
come il paradiso e gli inferi si intersecano,
notiamo il fatto esilarante e scioccante
che tocca a noi decidere
tocca a noi decidere, a me e a te -
come costruire un mondo nuovo di zecca.

Non in qualche lontano futuro o luogo distante,
ma proprio qui ed ora.

Siamo sull'orlo di un precipizio,
danziamo proprio sul bordo,
e non possiamo permettere a questi folli che governano un mondo morente
di portare avanti i loro sortilegi.

Dobbiamo insorgere e combattere la loro logica malata;
sfidare, resistere e fermare la loro tragica magia;
scatenare la nostra ira sacrosanta e fargliela sentire.

Ma aver la meglio sui morti viventi non è sufficiente.
Protestare contro i mostri in doppiopetto non è sufficiente.
Non possiamo permetterci di essere consumati dall'ira-
non possiamo essere ossessionati e posseduti da lamenti.
I nostri dolci corpi animali
hanno bisogno di felicità turbolente.
La nostra stupefacente immaginazione
ha bisogno di nutrirsi con compiti
che stimolino il nostro diletto.

Abbiamo bisogno di verità allo stato selvaggio,
una bellezza insurrezionale
che ecciti la nostra curiosità,
una bontà oltraggiosa
che ci porti a compiere
atti eroici di appassionata compassione,
un amore ingegnoso
che ci trasformi senza tregua,
una libertà astuta
che non sia mai permanente
ma da afferrare e reinventare ogni giorno,
e di un giustizia-totalmente-seria-ma-sempre-ridente
che progetti e sogni
come diminuire la sofferenza
e accrescere la gioia
di ogni essere senziente.

Così sono radicalmente curiosa, compagni miei creatori;
sul serio in delirio:
visto che tocca a noi
costruire un Mondo Nuovo di zecca,
da dove cominciamo?

Quali verità allo stato selvaggio
pensiamo di piantare al cuore
della nostra creazione?
Quali storie saranno i nostri pro-memoria?
Quali domande ci alimenteranno?

Eccotene una:
nel Mondo Nuovo
saprai con tutto te stesso
che la vita è pazzamente innamorata di te-
la vita è selvaggiamente e innocentemente innamorata di te.

Nel Nuovo Mondo
saprai al di là di ogni dubbio
che migliaia di alleati nascosti
stanno dandosi da fare per farti diventare
quella bellissima curiosa creatura
cui sei destinato per nascita.

Ma poi arriva la domanda fatale:
l'amore con cui la vita eternamente ti inonda
non è stato corrisposto al suo meglio,
ma c'è ancora modo per mostrarsi più espansivi.
Se la vita è selvaggiamente e innocentemente innamorata di te,
sei pronto ad incominciare ad amare la vita così come essa ti ama?

Nel Mondo Nuovo, lo farai.

Nel Mondo Nuovo,
rigetterai la paranoia con tutta l'intelligenza del tuo cuore.
E abbraccerai la Pronoia, che è l'opposto della paranoia.
Pronoia è il vago sospetto
che tutto il mondo vivente
sta cospirando per inondarti di felicità turbolente.
Pronoia è la percezione emergente
che la vita è una cospirazione
per liberarti dall'ignoranza,
e riempirti d'amore,
e farti spirito risplendente.

Compagni miei creatori,
voglio che sappiate
che sono allergica ai dogmi.
Non ho fiducia in alcuna idea
che richieda fede assoluta.
Ci sono molte poche cose
di cui sono del tutto certa.

Ma sono assolutamente sicura
che la Pronoia descrive il mondo così com'è.
La Pronoia è più umida dell'acqua,
più vera dei fatti,
e più forte della morte.
Odora del fumo di cedro nella pioggia primaverile,
e se ora chiudi gli occhi,
ne percepirai il tremulo scintillare
nel tuo caldo corpo animale
come un'aurora boreale.

La roba dolce che appaga le tue voglie
non è chissà dove in qualche altro spazio e tempo.
E' proprio qui ed ora.

La Terra è ricolma di paradiso.

* l'autrice è una pacifista uccisa dall'esercito israeliano




venerdì 21 maggio 2010

E' un giornalismo per vecchi

Quando gli stagisti fanno paura....(chissà poi perché). Riporto qui sotto una lettera. L'ho scritta con una amica durante il nostro stage in un giornale di centro-sinistra. E' una risposta al Cdr che ci ha cacciate via e alla Fnsi che ha ostacolato in ogni modo a livello nazionale i giovani che si affacciano alla professione giornalistica. Un sindacato, quindi, che tutela una casta, che predica meritocrazia e codice deontologico, ma accetta passivamente il sistema di clientele e raccomandazioni. E' facile prendersela con gli ultimi arrivati, piuttosto che riformulare le regole o sanzionare chi approfitta del lavoro gratuito degli stagisti.

Come ho detto a uno dei membri del Cdr (che ha affermato che "tra un anno io sarò precaria e quindi farò la guerra agli stagisti che mi ruberanno il lavoro") io spero solo, tra un anno come tra cento, di non fare parte di un sindacato che dice di tutelare i precari (e non lo fa) calpestando i diritti alla formazione dei giovani.

P.S. a questa mia risposta, lui ha affermato: "Ma in questa professione si è sempre tagliato le gambe agli altri". Bene. Resta però il fatto che questo meccanismo non è giusto perché è sempre stato così. Se questo è il livello di discussione che alcuni giornalisti possono garantirci, non mi meraviglia la facilità con cui il potere controlla il sistema di informazione del paese!

Se i giornali potessero raccontare questa storia...

La storia di noi due stagiste ostacolate in ogni modo dal Cdr e poi invitate ad andare via. Più volte (da ultimo, durante la riunione del 18 maggio), i membri del Cdr e altri redattori che si sentono inspiegabilmente minacciati da noi, ci hanno ripetuto “voi non potreste stare qui”. Un chiaro invito ad andarcene. Parole che certo non ci hanno fatto paura, semmai ci hanno fatto capire fino in fondo la situazione in cui si trova oggi questo mestiere.

Siamo convinte che tutti gli stagisti, a maggior ragione quelli che sono anche giornalisti praticanti, hanno diritto a una formazione. Avevamo scelto questo quotidiano perché pensavamo che qui ci fossero giornalisti capaci che potevano insegnarci tanto. Invece, ci siamo sentite ripetere più volte, anche con poca sensibilità, che eravamo “illegali” e che minacciavamo “i diritti degli altri giornalisti”.

Noi non ci siamo mai “illuse”, come qualcuno ci ha contestato, perché conosciamo la situazione economica della testata. Ci aspettavamo che qui i nostri diritti – come quello a ricevere una formazione – sarebbero stati rispettati.

Il Cdr ha rivendicato più volte la correttezza della sua posizione, facendosi forte di avere la legge dalla propria parte. E' vero. Come è vero che tra il rispetto e la trasgressione di una legge ci sono il buon senso, l'umanità e anche un'idea politica, come bene dimostrò il fondatore di questo giornale.

Alcune persone hanno preso fermamente posizione a nostro favore durante la riunione. Altri, tra cui due capo-servizio, i ragazzi dell'on line, il direttore e il co-direttore ci hanno dimostrato la loro solidarietà e hanno fatto il possibile per farci lavorare. Li ringraziamo. E ringraziamo anche la segretaria che si è assunta tutta la responsabilità di questa vicenda.

Andiamo dove è possibile lavorare e imparare. I membri del Cdr penseranno che questa sia una vittoria. In realtà per loro è una sconfitta: perché solo così si chiama la situazione dei giornalisti che si rifiutano di formare chi si affaccia alla professione. Solo con la formazione, vogliamo ricordare a queste persone, si garantisce davvero l'autonomia dei giornalisti e la libertà di stampa.

Questo giornale non potrà mai raccontare questa storia. Una storia che starebbe così bene accanto a quelle dei giovani che se ne vanno all'estero e di tutte le persone colpite in qualche modo dalla crisi.


lunedì 3 maggio 2010

I 18 giorni della città di Arcevia




Prendo a prestito il titolo di uno dei libri di Beppe Fenoglio ("I 23 giorni della città di Alba") per ricordare quanto accadde 66 anni fa ad Arcevia, in provincia di Ancona.

Sul sito dell'Anpi di Arcevia sono riportate tutte le fasi e le date della lotta partigiana. Ma oggi, 3 maggio, e soprattutto domani, 4 maggio, sono giorni importanti per tutti noi: arceviesi, marchigiani e italiani. Per raccontare e capire cosa accadde, facciamo brevemente un passo indietro e torniamo all'8 settembre 1943.

Con la firma dell'armistizio e la fuga dei vertici politici dello stato italiano, salgono ad Arcevia antifascisti noti e meno noti, giovani e non, che vogliono combattere. Nascono le prime formazioni partigiane, nella maggior parte dei casi guidate da antifascisti e perseguitati politici dell'anconetano. A questi gruppi si uniscono anche degli slavi che, scappati dal campo di concetramento di Arezzo, stanno marciando verso Ancona per imbarcarsi e tornare a casa. Il loro percorso, però, si ferma sugli appennini dove viene detto loro che imbarcarsi ad Ancona è impossibile e pericoloso vista la forte presenza fascista. Così, restano sull'appennino marchigiano e combattono con i partigiani locali per la Liberazione di un paese non loro.

Il 20 gennaio 1944 il comando Monte Sant'Angelo fa il primo attacco ad una caserma fascista, vicina ad Arcevia, per recuperare armi. Da quel giorno le azioni si fanno più frequenti fino ad aprile. Con due azioni ravvicinate e di successo, il 17 e il 27 aprile 1944, il gruppo libera tutta l'area comunale di Arcevia. E, liberate, le persone possono tornare a festeggiare il 1 Maggio.

Il successo dei partigiani allarmò i repubblichini e i tedeschi che prepararono un rastrellamento dalle proporzioni spaventose. Il gruppo aveva previsto la reazione nazista e decise di dividersi in sotto-nuclei per mettersi al salvo in zone diverse e lontane da Arcevia. Solo un gruppo rimase sul Mnte Sant'Angelo, insieme ai prigionieri.
La notte tra il 3 e il 4 maggio, 2.000 soldati salirono ad Arcevia e arrivarono fino al Monte Sant’Angelo dove, nella casa della famiglia Mazzarini, stavano passando la notte i partigiani rimasti insieme ai prigionieri fascisti. La rappresaglia nazifascista non risparmiò nessuno, neanche la piccola Palmina che aveva 6 anni.
Poi, proseguirono alla ricerca degli altri partigiani, sparpagliati verso l’Appennino. Furono giustiziati, evirati, torturati.
Sono passati 66 anni, ma questo è un giorno triste per ognuno di noi. In queste stesse ore del 4 maggio 1944, i cittadini di Arcevia erano stati radunati tutti in piazza, senza possibilità di tornare a casa o andare via. Perché la punizione, la paura e la rappresaglia dovevano colpire tutti. Dalla piazza, le persone sentivano i colpi dei fucili, le esplosioni delle bombe a mano e vedevano le camionette salire verso le montagne alla ricerca di altra carne da macellare.

Chi nega il valore della Resistenza, nega tutto questo. Sputa sulle vittime. Io ricordo. Ho il privilegio e il dovere di ricordare. E l’obbligo di contrastare chiunque osi dire oggi che i partigiani siano da mettere sullo stesso piano dei repubblichini di Salò. Non fu così e non sarà mai così.
Goliarda Sapienza ha scritto che “I morti hanno torto se non c’è qualcuno che li difenda”. Abbiamo tutti il dovere, in questo momento storico, di difendere senza reticenze coloro che morirono nel giusto, coloro che combatterono nel giusto, coloro che innocenti furono ammazzati dalla parte sbagliata.

Ecco una canzone dei Gang dedicata al 4 maggio 1944